Apertura Anno Sociale 2020


Dove e quando

In occasione dell’apertura dell’anno sociale 2020 del nostro Comitato, sabato 18 gennaio 2020 alle ore 18.00 presso l’Auditorium Marco Tamburini del Conservatorio F. Venezze il Maestro Adriano Bassi, pianista, compositore e direttore d’orchestra e Presidente del Comitato Dante di Milano ci intratterrà sul tema:

Conosciamo veramente Beethoven? Abbiamo parlato con lui?!

No! La storia ci ha tramandato la sua produzione, la sua vita (ufficiale) ma non quella ufficiosa! Quindi, lo conosciamo veramente? Personalmente non ho avuto questa fortuna ed opportunità. Peccato! Gli avrei posto tantissime domande! Il mio incontro con tutti voi si baserà sul tentativo di entrare in “intimità” con un “Genius” in assoluto, con un positivo provocatore, con un rivoluzionario senza paura e con un compositore irraggiungibile.la dante_apertura anno sociale 2020

Adriano Bassi: biografia

Adriano Bassi, nato a Milano. Concertista di Pianoforte, Compositore e Direttore d’Orchestra.
Ha scritto vari libri di argomento musicale e storico fra i quali figurano: “Storia del Cafè chantant” (Prefazione di Paolo Limiti), “Caro Maestro”, Epistolario inedito di D’Annunzio ai musicisti (Prefazione Giampaolo Rugarli) riedito nel 2018. “La Musica e il gesto”, Storia dell’orchestra e dei direttori (Prefazione M° Carlo Maria Giulini), “Erik Satie”, L’Antiaccademico, “W Verdi” (Prefazione del Sindaco di Milano Gabriele Albertini), “Riccardo Zandonai”, “Benjamin Britten”, “Storia degli Inni Nazionali”, “Domenico Scarlatti”, “La storia del pianoforte”, “Arturo Toscanini”, “Mozart a Milano”, “Curiosità in Mozart e i suoi contemporanei”, “La storia del bacio” Le Eroine del Risorgimento” (Il Risorgimento visto dalle donne)

Nel 1986 ha pubblicato il primo libro intervista al M° Giorgio Gaslini (ripubblicato e aggiornato nell’aprile 2016, rendendo omaggio al Maestro dopo la sua scomparsa).

Per il teatro ha scritto: “Gli amori disperati di L. van Beethoven” e “Vita di Casanova

E’ iscritto all’Ordine dei Giornalisti ed ha ricoperto la carica di Probiviro nell’Associazione Lombarda dei Giornalisti.
Scrive su numerose riviste fra le quali Nuova Antologia fondata da Benedetto Croce.
Tiene conferenze di argomento musicologico, storico e filosofico in importanti sedi quali Accademia Rubiconia dei Filopatridi, Lyceum di Catania, Circolo della Stampa di Milano, Centro Culturale Francese, Goethe Institut, Società del Giardino.

Ha inciso numerosi LP e CD fra i quali il Requiem di W. A. Mozart ( Ducale).

Dirige varie orchestre fra le quali la Ludwig van Beethoven tenendo numerosi concerti in Italia e all’estero.

Ha collaborato con il Teatro alla Scala.
È Presidente della Società Dante Alighieri di Milano.
Collabora in veste di musicologo con la RAI e con la Radio Vaticana. Ha collaborato con Paolo Limiti.

È Direttore Artistico dell’Associazione “Pietro Mongini”.
Cura la direzione artistica di numerose stagioni musicali che hanno luogo in sedi italiane e straniere.
Ha composto tre Opere sulla Vita di Giuseppe Verdi (incisa su CD), Maria Callas (incisa su CD) e Giovanni Paolo II (rappresentata già a Milano e il 3 Settembre 2005 ad Introd, Val d’Aosta, luogo di villeggiatura del Papa) e in altre città.

TESTAMENTO DI HEILIGENSTADT

Heiligenstadt, 6 ottobre 1802, Ludwig van Beethoven (1770-1827)

O voi, uomini che mi reputate o definite astioso, scontroso o addirittura misantropo, come mi fate torto!
Voi non conoscete la causa segreta di ciò che mi fa apparire a voi così. Il mio cuore e il mio animo fin dall’infanzia erano inclini al delicato sentimento della benevolenza e sono sempre stato disposto a compiere azioni generose. Considerate, però, che da sei anni mi ha colpito un grave malanno peggiorato per colpa di medici incompetenti. Di anno in anno le mie speranze di guarire sono state gradualmente frustrate, ed alla fine sono stato costretto ad accettare la prospettiva di una malattia cronica (la cui guarigione richiederà forse anni o sarà del tutto impossibile).
Pur essendo di un temperamento ardente, vivace, e anzi sensibile alle attrattive della società, sono stato presto obbligato ad appartarmi, a trascorrere la mia vita in solitudine. E se talvolta ho deciso di non dare peso alla mia infermità, ahimè, con quanta crudeltà sono stato allora ricacciato indietro dalla triste, rinnovata esperienza della debolezza del mio udito. Tuttavia non mi riusciva di dire alla gente: “Parlate più forte, gridate, perché sono sordo”. Come potevo, ahimè, confessare la debolezza di un senso, che in me dovrebbe essere più raffinato che negli altri uomini e che in me un tempo raggiungeva una grado di perfezione massima, un grado di perfezione quale pochi nella mia professione sicuramente posseggono, o hanno mai posseduto.
Tali esperienza mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita. La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di aver creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre; e così ho trascinato avanti questa misera esistenza – davvero misera, dal momento che il mio fisico tanto sensibile può, da un istante all’altro, precipitarmi dalle migliori condizioni di spirito nella più angosciosa disperazione.
No, non posso farlo; perdonatemi perciò se talora mi vedrete stare in disparte dalla vostra compagnia, che un tempo invece mi era caro ricercare. La mia sventura mi fa doppiamente soffrire perché mi porta ad essere frainteso. Per me non può esservi sollievo nella compagnia degli uomini, non possono esserci
conversazioni elevate, confidenze reciproche. Costretto a vivere completamente solo, posso entrare furtivamente in società solo quando lo richiedono le necessità più impellenti; debbo vivere come un proscritto. Se sto in compagnia vengo sopraffatto da un’ansietà cocente, dalla paura di correre il rischio che si noti il mio stato. E così è stato anche in questi sei mesi che ho trascorso in campagna. Invitandomi a risparmiare il più possibile il mio udito, quell’assennata persona del mio medico ha più o meno incoraggiato la mia attuale disposizione naturale, sebbene talvolta, sedotto dal desiderio di compagnia, mi sia lasciato tentare a ricercarla. Ma quale umiliazione ho provato quando qualcuno, vicino a me, udiva il suono di un flauto in lontananza ed io non udivo niente, o udiva il canto i un pastore ed io nulla udivo.
Tali esperienza mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita. La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di aver creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre; e così ho trascinato avanti questa misera esistenza – davvero misera, dal momento che il mio fisico tanto sensibile può, da un istante all’altro, precipitarmi dalle migliori condizioni di spirito nella più angosciosa disperazione.
Pazienza. Mi dicono che questa è la virtù che adesso devo scegliermi come guida; e adesso io la posseggo.
Duratura deve essere, io spero, la mia risoluzione di resistere sino alla fine, finché alle Parche inesorabili piacerà spezzare il filo; forse il mio stato migliorerà, forse no, ad ogni modo io, ora, sono rassegnato.
Essere costretti a diventare filosofi ad appena 28 anni non è davvero una cosa facile e per l’artista è più difficile che per chiunque altro. Dio onnipotente, che mi guardi fino in fondo all’anima, [che] vedi nel mio cuore e sai che esso è colmo di amore per l’umanità e del desiderio di bene operare.
O uomini, se un giorno leggerete queste mie parole, ricordate che mi avete fato torto; e l’infelice tragga conforto dal pensiero di aver trovato un altro infelice che, nonostante tutti questi ostacoli imposti dalla natura, ha fatto quanto era in suo potere per elevarsi al rango degli artisti nobili e degli uomini degni.
E voi, fratelli miei, Carl e Johann, dopo la mia morte, se prof. Schmidt sarà ancora in vita, pregatelo in mio nome di fare una descrizione della mia infermità e allegate al suo documento questo mio scritto, in modo che, almeno dopo la mia morte, il mondo ed io possiamo riconciliarci, per quanto possibile. – nello stesso tempo vi dichiaro qui tutti e due eredi del mio piccolo patrimonio (se possiamo chiamarlo così) – dividetelo giustamente, andate d’accordo e aiutatevi reciprocamente. Il male che mi avete fatto, voi lo sapete, vi è stato perdonato da lungo tempo. Ringrazio ancora in maniera particolare te, fratello Carl, per l’affetto che mi hai dimostrato in questi ultimi anni. Il mio augurio è che la vostra vita sia più serena e più scevra da preoccupazioni della mia. Raccomandate ai vostri figli di essere virtuosi; perché soltanto la virtù può rendere felici, non certo il denaro. Parlo per esperienza. È stata la virtù che mi ha sostenuto nella sofferenza. Io debbo ad essa, oltre che alla mia arte, se non ho messo fine alla mia vita col suicidio.
State bene e amatevi – Ringrazio tutti i miei amici, in particolare il Principe Lichnowsky e il professor Schmidt. Vorrei che gli strumenti del principe L venissero custoditi da uno di voi, purché ciò non conduca ad un litigio tra di voi. Qualora non possano servire ad uno scopo più proficuo, vendeteli pure; quanto sarò lieto, se potrò esservi utile anche nella tomba – Ebbene, questo è tutto
Vado con gioia incontro alla Morte – se essa venisse prima che io abbia avuto la possibilità di sviluppare tutte le mie qualità artistiche, allora, malgrado la durezza del mio destino, giungerebbe troppo presto; e indubbiamente mi piacerebbe ritardarne la venuta – Sarei però contento anche così; non mi libererebbe essa forse da uno stato di sofferenza senza fine? Vieni dunque, Morte, quando tu vuoi, io ti verrò incontro coraggiosamente – Addio, non dimenticatemi del tutto, dopo la mia morte. Io merito di essere ricordato da voi, perché nella mia vita ho spesso pensato a voi, e ho cercato di rendervi felici – Siate felici –

Heiligenstadt, 6 ottobre 1802
Ludwig van Beethoven

Dante nel “Canone…”


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Giovedì 28 novembre alle ore 17 Sala degli Arazzi di Palazzo Cezza

Antonio Lodo presenta: Dante nel “Canone…” di Harold Bloom

Nella sterminata produzione critica su Dante da tempo occupa un posto del tutto singolare lo studio che al poeta ha dedicato il grande critico statunitense Harold Bloom, scomparso nell’ottobre scorso. L’opera forse più diffusamente conosciuta -e discussa- di Bloom, Il Canone Occidentale, che elenca 26 autori fondamentali, pone al centro e vertice Shakespeare e, unico a rivaleggiare con lui per potenza e originalità creativa, Dante. La personale lettura e l’interpretazione del critico americano sono piuttosto eccentriche rispetto a quelle degli studiosi e “dantisti” di ieri e di oggi più accreditati. Nella sua visione critica la Commedia dantesca che ha al centro l’invenzione della figura di Beatrice, e mostra “la più originale versione di Ulisse”; e il poeta, personaggio lui stesso come “Pellegrino”, è definito come “orgoglioso e audace più di tutti i poeti prima e dopo di lui”, dotato di “incomparabile forza cognitiva”.

Nato nel 1930 nell’East Bronx di New York in una famiglia di ebrei ortodossi immigrati dalla Russia, i quali non impararono mai a leggere l’inglese, Bloom fu esposto per prima cosa alla poesia yiddish, per poi divenire un lettore vorace e onnivoro. Ben presto fu ammaliato dai poeti romantici (che difese dal vituperio critico nei primi anni di ricerca), da William Blake, John Donne e TS Eliot, e da lì la sua passione per la lettura non cessò di crescere e mai si esaurì: c’era chi sostiene che riuscisse a leggere 400 pagine all’ora e che la sua memoria fotografica avesse del prodigioso. Sapeva inoltre recitare a memoria, sempre secondo le testimonianze, tutto Shakespeare, l’intero Paradiso perduto di Milton, tutte le poesie di Blake, la Bibbia ebraica e molto altro. Laureato nel 1951 alla Cornell University, studiò in Europa con la bors Fullbright prima di arrivare a Yale nel 1955.

Incontri con Sandro Caruana


Incontri con Sandro Caruana

Tra italiano, Malta e glottodidattica

Il Prof. Matteo Santipolo Università degli Studi di Padova, in occasione di una visita alla Società Dante Alighieri Comitato di Rovigo è lieto di presentare il Prof. Sandro Caruana, Ordinario di Glottodidattica e di Linguistica applicata all’Università di Malta, in due incontri del 26 e 27 settembre 2019 presso la Sala degli Arazzi dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.

  • L’Italiano a Malta: diacronia e sincronia
    Giovedì 26 settembre 2019 alle ore 17.00
  • Insegnare italiano a stranieri: dalla sociolinguistica alla glottodidattica
    Venerdì 27 settembre 2019 alle ore 17.00

Prof. Sandro Caruana – Biografia

Sandro Caruana è Professore Ordinario di glottodidattica e di linguistica applicata all’Università di Malta. È stato preside della Facoltà di Scienze dell’Educazione dal 2015 al 2019 e direttore del Department of Languages & Humanities in Education dal 2010 al 2017. Tra le sue aree di specializzazione vi sono la glottodidattica, la sociolinguistica, la linguistica italiana contemporanea e la comunicazione interculturale.

La sua ricerca comprende lavori sull’elemento romanzo nel maltese, la didattica dell’italiano come lingua straniera, la commutazione di codice in contesti bilingui e multilingui e la formazione pedagogica degli insegnanti. Ha pubblicato i suoi lavori in varie riviste accademiche specializzate e li ha presentati, a volte in qualità di relatore su invito, in convegni in Italia e in altri paesi europei. Collabora da anni con numerose università italiane, sia come docente su invito sia come esaminatore di tesi dottorali nel campo della linguistica e della glottodidattica.

Queste collaborazioni gli hanno permesso di potenziare i rapporti istituzionali tra gli atenei italiani e quello maltese, e molti docenti e studenti ne hanno usufruito tramite scambi Erasmus. Nel 2018 gli è stata conferita l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia, per il rilevante contributo alla promozione della cultura italiana e al rafforzamento delle relazioni tra Italia e Malta.

Locandina Caruana

Capire le lingue oltre la lingua


La Dante Rovigo propone il ciclo di incontri “Capire le lingue oltre la lingua”, dedicato a questioni linguistiche e comunicative.

Direzione scientifica: Matteo Santipolo (Università di Padova)

La complessità della società contemporanea trova nelle questioni linguistiche da un lato una cartina di tornasole e dall’altro un potenziale fattore di sviluppo. Il legame tra lingua e società è inscindibile e comprenderne il rapporto può aiutare a capire in profondità il mondo in cui viviamo.

Con questo ciclo di incontri ci si propone di affrontare alcuni dei temi oggi più sentiti e dibattuti anche al di fuori della ristretta cerchia degli esperti, ma per farlo ci si avvarrà del contributo di chi invece di tali problematiche si occupa in maniera scientifica.Capire le lingue_locandina_marzo 2019

Primo incontro

Ministra no, maestra sì. La questione della ‘lingua al femminile’ tra norma e uso nell’italiano.

L’uso del femminile in ampi settori della comunicazione si va sempre più affermando: negli ultimi anni in cui abbiamo monitorato la sua evoluzione abbiamo verificato sulla stampa, nella televisione, in rete, nell’uso comune e pubblico una promettente diffusione del femminile ‘corretto’.

Al contempo però perdurano molte perplessità e incertezze che derivano da motivazioni difformi. A partire dalle Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana (1987) di Alma, l’intervento intende proporre una riflessione sugli ostacoli e le resistenze che, a distanza di decenni, consentono il persistere di rappresentazioni stereotipate e di modalità comunicative capaci di generare discriminazione.

Fabiana Fusco, laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Udine, ha trascorso dei periodi di formazione e di ricerca in diverse sedi (tra cui le Università di Macerata, per il corso di dottorato, Zurigo e Graz per i corsi di specializzazione). Insegna all’Università di Udine a partire dal 1996 nel settore scientifico disciplinare Glottologia e Linguistica (L-LIN/01) prima come ricercatrice, poi dal 2005 come professoressa associata e dal 2016 come professoressa ordinaria.

Dall’a.a. 2013/14, è Prorettrice alla didattica dell’ateneo udinese; dal 2016 Direttrice Vicaria del Centro Internazionale sul Plurilinguismo dell’ateneo udinese.

I suoi principali interessi di ricerca si possono ricondurre ai seguenti filoni:

  • osservazione dello spazio sociolinguistico italiano e friulano in tutte le sue dimensioni e con particolare attenzione alla variazione sociale;
  • approfondimento sul plurilinguismo, l’educazione plurilingue e le minoranze linguistiche nel territorio friulano, incluse le cosiddette ‘nuove minoranze’, quale componente essenziale del plurilinguismo urbano);
  • studio della correlazione tra traduzione e interferenza linguistica con analisi ‘applicative’ nei vari settori della traduttologia (doppiaggio, fumetto e ritraduzione).

Svolge inoltre attività didattica nell’ambito dell’educazione plurilingue e dell’italiano come L2 presso varie istituzioni italiane ed estere e consulenza linguistica sui temi della parità di genere presso i CUG di enti locali e amministrazioni pubbliche.

Secondo incontro

Cinque lingue in un colpo solo! Come imparare a comprendere più lingue in pochissimo tempo: i percorsi dell’intercomprensione.

Partendo dalla constatazione che gran parte dei contesti sociali sono multilingui e/o plurilingui, le riflessioni in ambito di linguistica educativa e di didattica del plurilinguismo hanno da anni messo in evidenza l’importanza della valorizzazione del bagaglio linguistico di ciascun individuo, fatto di competenze diversificate di varietà linguistiche diverse.

In questo quadro si inserisce l’intercomprensione, che è una forma di comunicazione in cui i partecipanti all’interazione condividono la lingua solo parzialmente. Negli ultimi venti anni si è consolidato l’interesse per l’intercomprensione, vista come una porta di accesso verso il plurilinguismo, e per i meccanismi che permettono di apprenderla e insegnarla.

In questo contributo si intende presentare lo stato dell’arte in questo ambito, illustrando in particolare le nuove vie della ricerca e della didattica. Più specificatamente, si cercherà di:

  • Illustrare alcune fra le principali metodologie per l’insegnamento dell’intercomprensione
  • Darne una dimostrazione pratica attraverso la metodologia EuRom5
  • Riflettere sulla portata politica di questo approccio didattico

Elisabetta Bonvino ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Linguistica presso École Pratique des Hautes Études (Parigi).

È Professore Ordinario di Didattica delle lingue moderne presso l’Università Roma Tre. Dirige il Centro Linguistico di Ateneo e l’Ufficio della Certificazione dell’italiano L2. È Presidente della Società di Didattica delle lingue e linguistica educativa (DILLE).

Fra i suoi ambiti di ricerca: l’intercomprensione tra lingue romanze e le sue applicazioni didattiche, l’analisi del parlato in L1 e L2, lo sviluppo delle abilità ricettive, la valutazione delle competenze linguistiche.

Terzo incontro

L’Italia e la Galizia a confronto: il Cammino, la lingua, la cultura.

la dante_capire le lingue_3_locandinaL’intervento si propone di illustrare tratti comuni e distintivi fra l’Italia e la Spagna, centrando l’attenzione in particolare sui fattori linguistici e culturali. In un secondo momento ci si rivolgerà soprattutto all’area Nord-occidentale della Spagna, la Galizia e Santiago de Compostela, meta di un importante itinerario di pellegrinaggio religioso, che nel corso dei secoli ha rappresentato un vettore fondamentale di scambio culturale fra Italia e Spagna.

Nato il 31 maggio del 1963 a Londra, Benedict Buono ha conseguito la maturità presso il Liceo Classico “Sociale” di Torino. Si è laureato cum laude in Filologia italiana presso l’Università di Torino con una tesi sul Milione di Marco nella redazione latina del manoscritto zeladiano di Toledo.

Si è quindi addottorato cum laude  con una tesi sulla tradizione grammaticale italiana in Piemonte nel Rinascimento presso l’Università di Santiago de Compostela (Spagna), dove attualmente insegna Storia della lingua.italiana. Dal  2014 è Direttore del Dipartimento di Filologia Classica, Francese e Università dell’Università di Santiago de Compostela. È membro del Consiglio Direttivo della Società degli Italianisti Spagnoli (SEI).

Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in diverse università spagnole, francesi e italiane. È stato Visiting Professor presso la facoltà di Lettere e Filolofia dell’Università Roma Tre (2012). È membro di Comitati Scientifici di riviste di italianistica italiane ed internazionali.

I suoi principali ambiti di ricerca riguardano la storia della lingua italiana (in particolare in epoca rinascimentale e ottocentesca), il petrarchismo settentrionale nel Cinquecento, la didattica delle lingua in prospettiva storica e la lessicografia bilingue in Italia e in Spagna.
È autore di numerose pubblicazioni scientifiche (tra monografie, articoli e recensioni) in sedi nazionali ed internazionali.

Nel 2012 ha vinto il primo premio di poesía Laurentum (sezione Italiani nel mondo) e nel 2014 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie dal titolo Esule ovunque. Dal 2019 è socio corrispondente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.

Visita alla mostra Il Trionfo del Colore


(C) Wikimedia

Vicenza, Il Trionfo del Colore: Da Tiepolo a Canaletto e Guardi

Vicenza e i capolavori dal Museo Pushkin di Mosca

16 febbraio 2019 – ore 16.30 partenza ore 14.30 Hotel Cristallo

Oltre sessanta capolavori distribuiti tra Palazzo Chiericati, sede del museo civico, e le Gallerie d’Italia, una delle tre sedi museali di Intesa Sanpaolo, per dare vita a una straordinaria avventura visiva che consente di apprezzare appieno il Settecento veneziano e veneto, reso eterno dai suoi protagonisti: Giambattista Tiepolo, Giovanni Battista Pittoni, Luca Carlevarijs, Giambattista Piazzetta, Antonio Giovanni Canal detto Canaletto, Francesco Guardi e Pietro Longhi.

Ore 19,00 partenza per Abano Terme – per concludere la serata presso la Pizzeria “La Scuderia”

Per informazioni rivolgersi alla Soc. Dante Alighieri – Comitato di Rovigo
Cell. 3482938852

Arte e Magia nella nuova grande mostra a Palazzo Roverella


Paul Klee [Public domain]

Venerdì 14 dicembre, ore 17:30: vista alla mostra Arte e Magia

Sorseggiamo l’Arte

Demoni, spiriti, streghe, maghi, vampiri, fantasmi e altre oscure presenze. Fascinosi abitanti di un immaginario che ha stregato maestri dell’arte come Kandinsky, Rodin, Munch, Basile, Klee, Previati, Mondrian.
Sono i protagonisti di Arte e Magia. Il fascino dell’esoterismo in Europa, la nuova grande mostra trasformerà le sale di Palazzo Roverella in tappe di un vero e proprio percorso iniziatico. Un viaggio alla scoperta delle correnti esoteriche che, a cavallo tra ’800 e ’900, hanno influenzato la pittura in Europa mettendola in contatto con una dimensione in cui la ragione tace e si spalancano le porte di un mondo fatto di mistero, sogno e inconscio.

Il fascino del mistero

Tra il 1880 e il 1925 l’interesse per l’esoterismo e le dottrine ermetiche riemerge con prepotenza in Europa, avvolgendo con il suo alone di mistero le arti figurative, la letteratura e l’architettura. Il desiderio di esplorare l’occulto, il sogno, l’inconscio lega a doppio filo la nuova corrente artistica del Simbolismo con la nascente psicoanalisi. Fino ad abbracciare, di lì a poco, le prime avanguardie del Novecento, il Futurismo e l’Astrattismo.

Ogni percorso iniziatico comincia con una promessa: gli iniziati non riveleranno le dottrine occulte che stanno apprendendo.
E il viaggio di Arte e Magia si apre proprio con un Invito al silenzio. Un gesto – il dito o le mani sulle labbra sigillate – che rimbalza da un’opera all’altra, da Giorgio Kienerk a Odilon Redon, intimando al visitatore di non rivelare i segreti che si prepara a scoprire. Un invito a far tacere la ragione, per ascoltare il sussurrio dell’inconscio.

Gli eventi di novembre 2018


Il calendario degli eventi della Dante Rovigo per questo mese

Venerdì 16 novembre ore 17,30, Sala degli Stucchi di Palazzo Cezza

Antonio Lodo presenterà il libro “Vivrò per sempre” di Patrizia Ferrante. Il libro è tratto da una storia vera, che dimostra come il grande amore duri oltre il tempo
Sarà presente l’autrice

Martedì 20 novembre, Sala degli Stucchi di Palazzo Cezza

Ore 17:00 incontro con l’ambasciatore della mostra “Arte e Magia” che ci introdurrà ai contenuti della stessa. Abbiamo già prenotato la visita guidata per venerdì 14 dicembre alle ore 17:30; chi è interessato è pregato di darne comunicazione.

Ore 17:45 conferenza sul tema “Leopardi – Stendhal: i costumi degli italiani” a cura di Antonio Lodo

Nei primi decenni dell’Ottocento due grandi della letteratura, del tutto diversi per formazione esperienze  e scrittura, ci offrono nelle loro opere descrizioni e osservazioni sui “caratteri” e sui “costumi” degli Italiani del loro tempo che colgono con straordinaria acutezza e in profondità tanti fondamentali tratti di quei caratteri: evidenziandone aspetti di secolari modi di manifestazione e di formazione, le continuità e le evoluzioni fino al momento storico ad essi contemporaneo

23-24 novembre Convegno “Misurare l’Italiano”

Tutte le informazioni sul convegno per festeggiare i 120 anni dalla fondazione della Dante Rovigo a questo link.

I mutevoli linguaggi dell’architettura


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Il titolo della comunicazione riprende quello di una conferenza tenuta da Carlo Scarpa all’Akademie der Bildenden Künste di Vienna il 16 novembre 1976.
In quell’occasione il maestro veneziano non affrontò le questioni strutturali e/o funzionali che sembrano oggi essere maggiormente nel focus degli studi d’architettura ma parlò unicamente di valori espressivi.

Come dire che, in contrapposizione al mondo attuale che dedica la sua maggiore attenzione a due delle tre categorie vitruviane e cioè alla firmitas e all’utilitas, Carlo Scarpa concentrò il suo discorso sulla terza: la venustas che trova pienezza – secondo Vitruvio – “quando l’aspetto dell’opera sarà piacevole per l’armoniosa proporzione delle parti che si ottiene con l’avveduto calcolo delle simmetrie” .

Al giorno d’oggi possiamo tradurre questa frase anche – ma non solo – con:

“la bellezza in architettura è conquistata quando la correttezza compositiva e l’espressività dell’opera conseguono esiti alti, polisemantici liberati dalla contingenza temporale.”

Apparentemente la venustas sembra avere attinenza solo con fatti estetici, espressivi e di efficiente comunicazione dei propri dei temi e questa posizione lascerebbe alla firmitas e all’utilitas il raccordo con la fisicità quotidiana e il contingente; ma così non è dato che le tre sorelle si sostengono mutuamente tanto che non si dà firmitas se la struttura non è armonica e proporzionatautilitas se la distribuzione delle parti non è chiaramente leggibile e non raggiunge un armonioso bilanciamento tra destinazione d’uso e costi di realizzazione.

Sembra chiaro che nel breve spazio di questa comunicazione non sarà possibile affrontare tutte le questioni relative alle tre componenti vitruviane ma si può tentare di individuare a quale centro, nucleo e/o entità fanno riferimento i sistemi di segni, convenzioni e fatti espressivi che ruotano attorno all’arte edificatoria.
Questo nucleo, entità, centro di riferimento è indubbiamente il corpo umano inteso nella sua realtà fisico/geometrica e nella sua capacità di costruire un linguaggio che certamente sarebbe diverso – sia nell’architettura che in altri ambiti – se fossero sostanzialmente differenti le facoltà percettive, le caratteristiche antropometriche e tutto quanto attiene il modo di stare e di essere dell’uomo nel mondo.

Se gli umani strisciassero sul proprio ventre, possedessero braccia tentacolari e non articolate o avessero organi visivi con apertura di 180°, pure con facoltà intellettuali pari alle nostre, essi produrrebbero edifici del tutto diversi da quelli che fino ad oggi conosciamo.
Una breve comunicazione sul linguaggio dell’ architettura non può dunque prescindere dall’elencazione, seppure schematica, delle caratteristiche sensoriali, motorie e dimensionali dell’uomo mentre per la parte attinente la “venustas” ci si limiterà alla lettura di un complesso architettonico in cui siano esemplificate sia le caratteristiche precipuamente “umane” della fabbrica edilizia che quelle espressive simbolico/culturali che fanno di essa un’opera d’architettura.

Guido Pietropoli

Senza Parole, un percorso sul valore comunicativo della musica


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Venerdì 27 aprile ore 17.30 Salone dei Concerti del Conservatorio F. Venezze
il Maestro Gerardo Felisatti:

Senza Parole, un percorso sul valore comunicativo della musica

Parlare del linguaggio della musica richiede, in ambito gnoseologico, uno studio approfondito e basato sulla fenomenologia del suono, sulla sua percezione; tale forma di linguaggio si riconosce attraverso una analisi delle modalità con cui i suoni diventano veicoli di espressione, una identificazione delle funzioni della musica all’interno di un determinato ambiente e contesto culturale, oltre che mediante considerazioni di base sulla prassi esecutiva.

Trattare la totalità di questi aspetti in un solo incontro non sarebbe materialmente possibile, occorre quindi dirigere il percorso di analisi verso una via più empirica ma altrettanto affascinante.

Un primo passo verso l’individuazione della tematica, parte dal concetto generale della musica come “linguaggio universale”; definizione che consegna a noi echi di radici antiche attraversando in maniera più o meno esplicita la storia del pensiero occidentale.

Trattandosi di un vero linguaggio, la musica ha in sé tutte le caratteristiche di una lingua, una struttura e grammatica, un ordine e logica definiti, condivisi e costantemente supportati. Esattamente come un linguaggio, la musica si è profondamente modificata nel corso degli anni, assolvendo a diverse funzioni, ruoli e acquisendo (o perdendo) valori.

Viene così proposto un percorso non tanto di carattere storico o musicologico, ma vivo e reale legato a tali aspetti. Non sarà possibile illustrare in modo esaustivo tutti gli esempi e le esperienze relative ai linguaggi musicali. Ma l’ausilio di ascolti, esempi pratici ed esecuzioni dal vivo, permetteranno di arrivare a comprendere maggiormente il valore comunicativo della musica.