All’insegna dell’arte


di Lino Segantin

La presentazione in anteprima del prossimo numero di Ventaglio Novanta si terrà mercoledì 14 dicembre, ore 17.00 presso Palazzo Roncale.

Si apre all’insegna dell’arte questo numero del Ventaglio, con vari interventi che ci invitano ad accostarci alla produzione di artisti di ampio livello internazionale. Le prime pagine sono dedicate all’importante mostra allestita a Palazzo Roverella, “I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia”, che sta richiamando a Rovigo un crescente numero di estimatori.

Una mostra che, fra l’altro, accanto ad artisti di grande fama internazionale, propone nell’ultima sala – quella dedicata agli epigoni dei pittori del rinnovamento avviato a fine Ottocento dai Nabis – alcune grandi tele del rodigino Mario Cavaglieri (1887-1969) affascinato dalla forza evocativa del colore.
Nel cinquecentesimo anniversario della morte del grande Giovanni Bellini (1433-1516), era poi doveroso un ricordo dell’insigne maestro del Rinascimento presente nella pinacoteca rodigina con due opere. Lo abbiamo fatto proponendo una riflessione sulla dolcissima immagine rappresentante “La Madonna con Bambino”, quadro di vera eccellenza, esposto assieme all’altrettanto famoso “Cristo portacroce” dello stesso artista rinascimentale. Un invito ad ammirare le due importanti opere, ma anche a non dimenticare le eccellenze racchiuse nella Pinacoteca rodigina, i cui quadri più noti spesso vengono richiesti per eventi espositivi in varie parti del mondo.
copertina-il-ventaglioUna novità assoluta è poi l’apertura del Muvig (Museo Virtuale Garofalo), un originalissimo museo, realizzato a Garofolo di Canaro, nella restaurata casa ritenuta abitazione di Benvenuto Tisi (1481-1559), pittore rinascimentale conosciuto col soprannome di Garofalo. Accanto ad una sola opera originale del grande artista del Rinascimento, “L’orazione di Cristo nell’orto”, sono proposte splendide immagini virtuali di ben cinquecento opere dell’artista originario di Garofolo, conservate in famose pinacoteche internazionali. Un allestimento ultramoderno questo, che si avvale di una tecnologia avanzatissima, permettendo davvero di ammirare la bellezza e l’importanza della produzione pittorica dell’artista polesano che a Ferrara, presso la corte estense, trovò modo di emergere accanto ad altri grandi dell’epoca tra cui in primis Dosso Dossi.

Una storia del tutto particolare è poi quella che riguarda una grande tela del pittore Giovanni Angeli (1709-1798), rappresentante una “Madonna col Bambino e Santi Andrea e Giovanni Evangelista”, un tempo motivo di devozione nella ormai perduta chiesa di Gnocca nel Delta del Po. Individuata a Roma, pronta per essere battuta in una gara d’aste, per fortuna bloccata da un intervento del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio e successivamente restaurata, è ritornata nel Veneto: ora fa bella mostra di sé nella Pinacoteca del Museo Diocesano di Chioggia, dato che il riferimento delle parrocchie polesane del Delta è appunto la Diocesi di Chioggia.

Quest’immersione nel mondo dell’arte appare un buon avvio per questo volume, il 54mo della serie, che, come sempre, offre ai lettori molteplici stimoli di conoscenza e occasioni di valorizzazione dei beni del nostro territorio, proponendo anche qualche escursione oltre i confini della provincia, che ci si augura sia apprezzata.

Se grata vi sarà l’istoria – La recensione


Il Prof. Antonio Lodo racconta l’Orlando Furioso

interventi musicali a cura del Prof. Giuseppe Fagnocchi

 

Il titolo già faceva intendere quello che poi è successo. Nello splendido Salone dei Concerti del Conservatorio “Francesco Venezze” il Comitato di Rovigo della Società Dante Alighieri ha organizzato una serata speciale per celebrare il cinquecentenario della prima edizione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Speciale perché si è trattato di un vero e proprio invito a “corte” ad ascoltare il racconto del Furioso nell’interpretazione fantastica del professor Antonio Lodo con intermezzi musicali al clavicembalo eseguiti dal professor Giuseppe Fagnocchi direttore del Conservatorio.

Prof. Antonio Lodo

Prof. Antonio Lodo

I fortunati “cortigiani” sono stati rapiti dalla narrazione e, come trasportati nel castello del Mago Atlante, hanno in-seguito le avventure, le sventure, le stravaganze, gli amori, le pazzie, le ossessioni dei personaggi del Furioso in un serrato e fantasmagorico viaggio nel poema ariosteo.
Dopo una breve introduzione storico-biografica per inquadrare il tempo e la vita di Ludovico Ariosto fornendo curiosi e significativi aneddoti il prof. Lodo ha spalancato le porte sulle meravigliose storie del Furioso.

L’Ariosto stesso disse che, con il suo poema, intendeva “fare una giunta” all’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo, poema in ottave frutto di una sintesi di elementi delle storie dei paladini (ciclo carolingio) con quelli delle storie arturiane (ciclo bretone) usando un italiano padano. E infatti l’Orlando Innamorato di Bembo diventa “Furioso” per amore quando scopre che la sdegnosa Angelica ama invece il saraceno Medoro e lo ha sposato.

Nulla sfugge al professor Lodo che con il suo ampio orizzonte culturale e una raffinata arte fabulatoria riesce a raccontare le storie del Furioso rendendole nello stesso tempo vive, attuali e coinvolgenti al punto da portare l’ascoltatore a riflettere sui temi più importanti e fondamentali delle vicende umane: l’amore, gli ideali, i valori, la ricerca della felicità, ma anche la follia.

Astolfo, una sorta di alter ego dell’Ariosto nel poema, usando Ippogrifo, creatura alata, va sulla luna alla ricerca del senno di Orlando e lì trova tutto quello che gli umani perdono sulla terra e che affannosamente cercano: la gloria, l’amore, il denaro…. Sulla luna Astolfo trova di tutto ma non la follia che è tutta sulla terra. Tema modernissimo quello della follia se si ricorda che qualche anno prima Erasmo da Rotterdam aveva pubblicato il suo “Elogio della follia” e che un secolo dopo Cervantes nel Don Chisciotte trasferisce la follia tutta umana del Furioso sul lettore.

M° Giuseppe Fagnocchi

M° Giuseppe Fagnocchi

Lodo afferma che il Furioso è anche un romanzo, il primo romanzo dell’epoca moderna. Una narrazione modernissima. Nel poema vicende e avventure proliferano, si aggiungono, si intrecciano, si interrompono e poi vengono riprese con un “montaggio” che anticipa la struttura narrativa cinematografica e delle moderne storie fantasy televisive (come “Il trono di spade”). Il tempo è indefinito, lineare e lo spazio come il tempo è senza limiti, si passa da una storia all’altra e da un posto all’altro, anche lontanissimi, senza nessuna limitazione.

Il tempo e lo spazio diventano “leggeri”, si adattano alle esigenze narrative e Astolfo è il personaggio che rappresenta questa leggerezza, è lui infatti che va sulla luna e ha la visione del tutto.
Anche metafore come la scacchiera e i tarocchi aiutano a entrare in un contesto narrativo che ha affascinato Italo Calvino che, afferma il professor Lodo, può essere considerato affine geneticamente all’Ariosto, come dimostra nel romanzo “Il castello dei destini incrociati” dove le storie nascono da “un numero finito di elementi le cui combinazioni si moltiplicano a miliardo di miliardi” e nel volume intitolato “Orlando furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino”.

Anche per Lodo non ci sono confini e limiti e, partendo dal Furioso, porta a riflettere su tutta la letteratura, la filosofia, la storia, con continue dotte incursioni e rimandi … Un viaggio avvincente che il professor Giuseppe Fagnocchi ha reso ancora più piacevole con la musica di Frescobaldi, umana, distaccata e dolce. Le sue variazioni (partite) su un’aria “sopra folia” (follia) dal Primo libro di toccate, come nel poema ariosteo, sono riflessioni su una struttura che si arricchisce di continue variazioni.

Un vortice sonoro che rapisce e ha reso ancora più intensa la narrazione magistrale del professor Lodo tanto che, proprio come nella conclusione del quinto canto del Furioso, Ariosto chiede di poter proseguire con la narrazione “se grata vi sarà la storia udire”, la Società Dante Alighieri farà proseguire l’esperienza vissuta nel salone dei concerti del “Venezze” di Rovigo con una giornata (sabato 26 novembre) a Ferrara dedicata alla visita della mostra “Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” a Palazzo Diamanti e ai luoghi di Ariosto, la sua casa e la sua città (la Pinacoteca, Palazzo Schifanoia, …).

Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi


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Credits: Wikimedia Commons

I visitatori saranno condotti in un appassionante viaggio nell’universo ariostesco, tra immagini di battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri  e magie.

A guidarli saranno i capolavori dei più grandi artisti del periodo, da Paolo Uccello ad Andrea Mantegna, da Leonardo da Vinci a Raffaello, da Michelangelo a Tiziano a Dosso Dossi.

A orchestrare questo incanto visivo è un’idea semplice: restituire l’universo di immagini che popolavano la mente di Ludovico Ariosto mentre componeva il Furioso.

  • Sabato 26 novembre 2016 Ferrara – Palazzo Diamanti ore 9.45 visita guidata alla mostra “Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi di seguito visiteremo il nuovo allestimento della Pinacoteca. Pausa pranzo. Alle ore 14.45 la guida ci accompagnerà attraverso il centro storico rinascimentale a Palazzo Schifanoia per concludere la visita alla casa dell’Ariosto.
  • Partenza con pullman ore 9.00 Hotel Cristallo –  rientro verso le ore  18.30
  • Informazioni e prenotazione entro il 15 novembre p.v.

Per informazioni contattateci al numero 348-2938852.

L’invito è rivolto anche ad amici e simpatizzanti.

Ricordiamo l’Ariosto


Martedì 15 novembre p.v. alle ore 17.30 presso il Salone dei Concerti del Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo  il Prof. Antonio Lodo presenterà

“Se grata vi sarà l’istoria: un racconto del Furioso”

in occasione del cinquecentenario della prima edizione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

La presentazione, che evidenzia alcuni caratteri  fondamentali del Poema di Ariosto in una chiave di lettura  attuale, sarà accompagnata da interventi musicali da parte di allievi del Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo guidati dal Direttore Prof. Giuseppe Fagnocchi.

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