L’italiano nel mondo oggi


Iniziano i seminari del Comitato di Rovigo della Società Dante Alighieri

di Antonio Gardin

Il Professor Paolo Emilio Balboni linguista e studioso di glottodidattica, docente di Didattica delle lingue dell’Università Cà Foscari di Venezia, Direttore del Centro Linguistico di Ateneo (CLA) e Centro di Didattica delle Lingue (CDL), Presidente della Società Italiana di Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa (DILLE), Vicepresidente della Fédération internationale des professeurs de langues vivantes (FIPLV) e fondatore del laboratorio ITALS (ricerche sull’apprendimento e insegnamento dell’italiano come lingua straniera nel mondo e formazione dei docenti di italiano per stranieri), ha aperto il ciclo di seminari a Palazzo Roncale organizzato dal Comitato di Rovigo della Società Dante Alighieri.

Il titolo del ciclo è “Veneto, Italia, mondo: riflessioni sul repertorio linguistico tra passato, presente e futuro” e la direzione scientifica è stata affidata al Professor Matteo Santipolo, docente di linguistica dell’Università di Padova e direttore editoriale della Rivista ITALS. Il percorso seminariale è stato fortemente voluto dalla Presidente del Comitato della Dante di Rovigo Professoressa Mirella Rigobello che intende offrire alla città, ma non solo, l’opportunità di conoscere e approfondire l’identità linguistica e nello stesso tempo aprirla ad un rapporto più consapevole con le lingue del mondo.

Il ciclo di seminari è collegato con il percorso del passato anno sociale dal titolo “Evoluzione o involuzione della lingua italiana?” e intende approfondire anche il rapporto tra l’italiano e il dialetto (o meglio “lingua”) veneto. La Presidente ha ricordato inoltre l’intensa attività del Comitato di Rovigo nell’organizzazione e gestione dei corsi PLIDA (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri) per la certificazione d’italiano come lingua straniera, l’aggiornamento degli insegnanti, risorse e progetti didattici, l’assistenza linguistica a migranti e cittadini immigrati: quest’anno seguiti da 200 corsisti.
La Presidente Rigobello, dopo i ringraziamenti per la collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo per l’ospitalità e l’accoglienza nella splendida sala conferenze di Palazzo Roncale e il patrocinio del Comune di Rovigo, ha aperto i lavori presentando e motivando l’intero percorso seminariale che intende rivolgersi in particolare ai docenti di lingua in risposta anche al recente appello del Gruppo di Firenze di 600 docenti universitari contro il declino dell’italiano a scuola e il recupero della centralità dell’acquisizione degli strumenti linguistici di base da parte degli studenti.
Matteo Santipolo, direttore scientifico del percorso, ha presentato quindi l’illustre ospite, il Professor Paolo Emilio Balboni, fornendone un efficace ritratto a dimostrazione della sua straordinaria competenza e passione.
Prima di entrare nel vivo della sua relazione, Balboni non trascura di lodare l’impegno del Comitato Dante di Rovigo, della Presidente e del suo staff, nel portare avanti con coraggio e determinazione le attività di animazione e formazione in particolare per i sempre più numerosi e apprezzati corsi Plida.
Ma inizia ponendo subito il problema che intende approfondire e cioè l’insegnamento dell’italiano oggi nel 2017 guardando in particolare cosa c’è nel panorama che vediamo e cosa affiora oltre l’orizzonte. La sua relazione si avvale di tutta una serie di dati che presenta in modo critico per far capire quello che succede, e, in una visione prospettica, per poter pianificare azioni e progetti. La presenza dell’italiano nel mondo non è mera questione linguistica e culturale, è promozione dell’Italia e del “sistema paese”. E significa che l’insegnamento dell’italiano è una delle più importanti leve a sostegno dell’esportazione dei prodotti italiani.

Agli Stati Generali dell’Italiano nel mondo che cambia, tenutisi a Firenze (2014 e 2016), sono stati presentati i dati del primo censimento completo sulla diffusione dell’insegnamento dell’italiano all’estero (disporre infatti di una ricognizione esaustiva della diffusione dell’italiano significa avere uno strumento con il quale orientare in maniera mirata le attività culturali della rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura).

Negli ultimi anni è sempre più evidente l’esistenza di un forte legame tra l’italiano ed il Made in Italy. La lingua italiana è infatti la seconda più utilizzata nel panorama delle insegne commerciali in tutto il mondo anche in settori economici diversi da quelli tradizionali, a dimostrazione di come l’italiano sia considerato una lingua che piace anche perché associato, nell’immaginario collettivo, alle tante produzioni di eccellenza del nostro paese. Balboni presenta i dati 2014/15 dai quali emerge che sono ben 2233 i corsi di italiano sostenuti e organizzati dal Maeci (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale). Di questi corsi La Società Dante Alighieri ne gestisce il maggior numero, circa 200.
La promozione della lingua italiana all’estero è uno dei principali strumenti di cui dispone il nostro Paese e riveste un ruolo di interesse prioritario per la politica estera italiana.
La conoscenza della lingua italiana rappresenta infatti la chiave di lettura necessaria per entrare in contatto con la nostra cultura in senso ampio e per meglio comprendere le dinamiche del “Vivere all’italiana”. Dall’analisi dei dati sulla diffusione dell’italiano nel mondo emerge che oltre due milioni di stranieri scelgono di studiare la nostra lingua per avvicinarsi al nostro ricchissimo patrimonio artistico e creativo.
Questo è quello che succede nel mondo, ma quali sono, per il professor Balboni, i trend, le linee di tendenza che caratterizzano i movimenti in atto nel mondo?
Si è parlato tanto di globalizzazione, ora è necessario parlare di “glocalizzazione” questa è la nuova tendenza. L’inglese ha smesso di appartenere ad alcuni paesi per diventare ELF (Extremely Low Frequency) una lingua “franca”, con grande disagio per i paesi madrelingua. In presenza di questo fatto le altre lingue, dice Balboni, possono prendere due strade: legarsi al proprio territorio (local) diventandone testimonial, come sta facendo la Svezia, oppure “slegarsi” dal territorio per diventare lingue di “stati d’animo”, di una filosofia di vita (glocal).

La glocalizzazione pone al centro della sua “filosofia”, l’individuo, la persona umana, il patrimonio locale materiale e immateriale della persona e del gruppo di appartenenza, il “micro” (local) ma senza perdere di vista la sua relazione con il “macro” (global). E il Professore presenta esempi concreti di questa tendenza come Eataly la grande catena commerciale di Farinetti specializzata nella vendita e nella somministrazione di generi alimentari italiani in tutto il mondo. E parla delle tre effe, Food (cibo), Fashion (moda) e Ferrari e Fca (auto) come esempio delle eccellenze italiane apprezzate nel mondo e degli slogan come “italian is sexy” o “Italian in cool” che circolano nel mondo a riprova dell’amore per il vivere italiano.

Queste nuove prospettive si possono riassumere in alcune linee di tendenza che Balboni non enuncia solamente ma arricchisce di esempi concreti con la sua eloquenza straordinaria, capace di farsi comprendere da chiunque ed entrare subito in empatia con qualsiasi livello di ascolto. L’Italia è passata dalla cultura dell’”otium” a quella del “negotium” (non per niente è l’ottava economia mondiale, la terza europea, la seconda potenza manifatturiera e la seconda meta turistica a livello mondiale) conciliando e nobilitando entrambi: il distacco e il rilassamento dell’otium “feconda” il negotium il quale a sua volta dà dignità all’otium (Marc Fumagalli). E’ la nuova filosofia del vivere italiano.
E sul piano linguistico si apre la prospettiva del ritorno alla grande tradizione culturale che necessita però di approcci metodologici innovativi in linea con quelli che vengono utilizzati per l’insegnamento/apprendimento delle lingue straniere e richiedono docenti professionisti e materiali adatti e scientificamente testati. Il docente, professionista dell’insegnamento, deve diventare anche professionista di marketing perché deve saper “vendere” l’Italia così come la vedono e la vogliono nel mondo.
Dopo aver caricato di orgoglio e di grandi aspettative il numeroso e colto pubblico intervenuto, il Professor Balboni conclude sottolineando che i temi trattati, in modo a suo dire frettoloso, sono di grande attualità ed evidenziano sfide importanti per i prossimi anni e richiedono consapevolezza delle grandi potenzialità della lingua italiana nel mercato delle lingue ma, più in generale, delle ricadute concrete che la diffusione della nostra cultura può avere per l’intero sistema Italia.

Visita guidata ad Asolo, la Città dai cento orizzonti


Una giornata tra il Palladio e gli Impressionisti

Per domenica 26 febbraio p.v. il Comitato della Dante Rovigo ha organizzato una giornata ad Asolo, a Vedelago Villa Emo (Palladio) e Treviso, dove visiteremo la Mostra dell’Impressionismo: i grandi protagonisti da Monet a Renoir da Van Gogh a Gauguin.

Costo dell’intera giornata trasporto, visite guidate e pranzo compreso € 80.00.

Prenotazione con versamento entro il 16 corrente mese.

Ecco il programma dettagliato della giornata

Partenza da Rovigo Hotel Cristallo – ore 8,00 arrivo ad Asolo verso le ore 10,00.
Ore 10.15 Inizio visita guidata di Asolo
Asolo, la Città dai cento orizzonti

La piacevole passeggiata per le vie di uno dei Borghi più belli d’Italia ci porta alla scoperta dei suoi monumenti più importanti: i resti del municipium romano, l’antica Cattedrale con la Pala di Lorenzo Lotto, il Castello che fu di Caterina Cornaro, Regina di Cipro, i prestigiosi palazzi del “salotto veneziano in collina”. E poi le storie e il vissuto dei tanti personaggi che hanno animato e amato la cittadina: la viaggiatrice e scrittrice inglese Freya Stark, la divina Eleonora Duse, D’Annunzio, Gian Francesco Malipiero e molti altri.

Ore 12.30 pranzo nel centro storico presso l’Hosteria Cà Derton con piatti tipici del luogo.

Ore 14.30 partenza per Vedelago per visita guidata a Villa Emo – l’amore in villa.

Tra i grandi capolavori del Rinascimento veneziano, questa villa palladiana fu dono di nozze per i giovani patrizi Emo e Grimani. Le celebri architetture, patrimonio UNESCO, sono affrescate da Giovanni Battista Zelotti con riferimento al tema dell’amore coniugale e del tradimento. Tra le stanze del piano nobile troviamo, quindi, illecite avventure di Giove e le furenti vendette della sua sposa, Giunone.

Ore 16,30 partenza per Treviso e visita alla mostra sull’impressionismo presso il Complesso di Santa Caterina – Ingresso in mostra ore 17.30

In esposizione la pittura dell’Ottocento francese: l’Impressionismo. L’esposizione è suddivisa in sei sezioni che comprendono 120 opere tra dipinti, fotografie e incisioni a colori su legno arricchita da una serie di prestiti provenienti dai più illustri musei americani come l’Art Institute di Chicago. La mostra consentirà al visitatore di percorrere un cammino tra capolavori che hanno segnato una delle maggiori rivoluzioni nella storia dell’arte di tutti i tempi.

Lo sguardo e il silenzio, ovvero il ritratto da Ingres e Delacroix a Degas e Gauguin; le figure en plein air, da Millet a Renoir; la posa delle cose, ovvero le nature morte da Manet a Cezanne; il nuovo desiderio di natura, cioè il paesaggio da Corot a Van Gogh; la crisi, l’evoluzione di Monet che rinnega le sue stesse teorie e evoca il futuro astrattismo; e infine, i germi del mondo nuovo, cioè gli anni estremi di Cezanne, che quasi anticipa Picasso e le avanguardie.

Accanto ai quadri famosissimi degli impressionisti vengono accostate le opere esposte nei Salon, che rappresentavano la pittura accademica alla quale si reagiva. Ed il Giappone, grande amore di Monet e Van Gogh, porta a Treviso le incantevoli e celeberrime incisioni di due titani del disegno come Hiroshige e Hokusai. La mostra ha anche un carattere storico tale da collocare le figure e le opere nel contesto dell’epoca.

Un’occasione unica di approfondimento e di scoperta di un’arte non sempre conosciuta.

Sonia Aggio incontra gli studenti


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Iniziativa promossa dal Comitato di Rovigo per i giovani, riservata agli studenti delle scuole superiori

Sonia Aggio, finalista del Premio Campiello Giovani 2016, incontrerà Il 22 febbraio prossimo dalle ore 9.00 alle ore 13.00 gli studenti delle Scuole Superiori presso i due licei della città.

L’Italiano nel mondo oggi: diffusione e insegnamento


L'italiano nel mondo oggi: diffusione e insegnamento

Esistono due modi di ragionare sull’insegnamento dell’italiano nel mondo:

  • Un approccio numerico, che non può mancare ma che è meno preciso di quanto l’apparente ‘verità’ dei numeri possa far credere;
  • Un approccio apparentemente meno scientifico, basato su linee di tendenze che si colgono stando in contatto con quello che succede nel mondo.

L’intervento di Paolo Balboni usa entrambi gli approcci, ma privilegia il secondo in una panoramica propria di chi il mondo lo conosce bene e lo interpreta.

PAOLO E. BALBONI

Balboni_2016Nato nel 1948 in Italia, frequenta la scuola primaria in Argentina e Cile e la secondaria a Bologna. Si laurea nell’Università di Venezia e completa al sua formazione con due borse Fulbright negli Stati Uniti.
Dopo un periodo come docente di Didattica dell’Italiano all’Università per Stranieri di Siena, dove è anche Pro-rettore e dirige il Centro Linguistico, viene chiamato a Venezia, dove è professore ordinario di Didattica delle Lingue: è stato Preside della Facoltà di Lingue, ha Diretto il Dipartimento di Scienze del Linguaggio, dirige il Centro Linguistico ed ha fondato il Laboratorio Itals, per la formazione dei docenti di italiano nel mondo, e il Laboratorio di Teoria della Comunicazione. È stato Presidente dell’Associazione Nazionale Insegnanti di Lingue Straniere (1993-2001) ed è dal 2016 presidente mondiale della Fédération Internationale des Professeurs de Langues Vivantes.
Ha scritto oltre 100 saggi e oltre 20 volumi ed ha curato una decina di opere, tutte nell’ambito dell’insegnamento della lingua materna, seconda, etnica e straniera. Dirige tre riviste e tre collane di glottodidattica.

Ciclo di Seminari a Palazzo Roncale


Veneto, Italia, mondo: riflessioni sul repertorio linguistico tra passato, presente e futuro

Direzione scientifica: Matteo Santipolo (Università di Padova)

Nel corso degli ultimi Stati generali della lingua italiana tenutisi a Firenze nell’ottobre del 2016 è emerso che l’italiano è oggi la quarta lingua più studiata al mondo. Ma se da un lato il suo ruolo come lingua pan-nazionale è ormai riconosciuto e consolidato, dall’altro non meno importante, anche in prospettiva culturale, è il ruolo che ancora oggi riveste nelle varie regioni l’uso del dialetto. Questo ciclo di seminari, grazie al contributo di esperti di fama internazionale, cerca di riflettere dunque sia sullo status dell’italiano dentro e fuori dai confini nazionali, sia sul suo rapporto con le lingue locali in diversi ambiti (dal cinema alla toponomastica), tanto da una prospettiva diacronica quanto sincronica. Grande spazio, ma non esclusivo, sarà inoltre dedicato alla situazione linguistica del Veneto.

Circolo Seminari a Palazzo Roncale - Rovigo

Apertura Anno Sociale 2017


Foto Lodo

Francesco de Sanctis e la storia della letteratura italiana: un capolavoro della cultura storiografica italiana visto dal professor Antonio Lodo

di Antonio Gardin

A duecento anni dalla nascita di Francesco De Sanctis (28 marzo 1817 a Morra Irpino) il Comitato di Rovigo della Società Dante Alighieri ha voluto aprire il nuovo anno sociale con una straordinaria relazione del professor Antonio Lodo dal titolo “Francesco De Sanctis e la storia della letteratura italiana” nella splendida Sala dei Convegni di Palazzo Roncale venerdì 20 gennaio, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dell’Amministrazione Comunale di Rovigo.

Dato il tema ci si sarebbe aspettati una dotta relazione per pochi addetti ed invece l’erudizione e la passione del Professor Antonio Lodo hanno dato vita ad una coinvolgente riappropriazione di un capolavoro della storiografia italiana (Giovanni Getto) e del suo autore, definito da Antonio Gramsci “critico militante” dotato di “fervore appassionato” che con la sua opera ha dato vita ad un “nuovo concetto di ciò che è nazionale”.

Di questi tempi, per l’Italia, ma anche per l’Europa, così poveri di ideali e di personaggi illuminati con idee e progetti di grande respiro, c’era proprio bisogno di un “ritorno a De Sanctis” (Benedetto Croce) per il suo esemplare impegno politico, educativo, letterario, culturale e di ricerca e riprendere la sua opera più conosciuta e importante “La Storia della letteratura Italiana” che René Wellek ha definito “esempio della critica e storiografia letteraria europea dell’800 … la più bella storia letteraria sia mai stata scritta”.

Il Comitato della Dante Alighieri di Rovigo ha così motivato la sua scelta ricevendo per questo l’encomio del Comitato Nazionale e l’entusiasmo del Parco letterario Francesco De Sanctis di Morra Irpino “De Sanctis critico letterario, filosofo e uomo politico italiano. Massimo esponente italiano della critica romantica, formulò le sue originali teorie partendo dal concetto hegeliano dell’identità di forma e contenuto.

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La Storia della letteratura italiana (1870-71), capolavoro della storiografia letteraria, si pone anche come storia della coscienza nazionale e salva nella visione d’insieme l’autonomia delle singole opere”.
Dopo le rituali presentazioni, i saluti del vicesindaco della città di Rovigo Ezio Conchi e i dovuti ringraziamenti della Presidente del Comitato LaDante di Rovigo professoressa Mirella Rigobello che ha aperto uffialmente l’anno sociale 2017, Antonio Lodo ha aperto la prima parte della sua relazione dedicandola alle date significative della biografia di Francesco De Sanctis e alla ricostruzione della sua straordinaria vicenda umana, del suo impegno culturale e civile, dalla nascita a Morra Irpino da una famiglia di modesti proprietari terrieri, alla sua formazione a Napoli alla scuola dello zio Carlo nella quale maturò l’amore per la letteratura, la storia e l’insegnamento. In quella scuola non si insegnava in modo cattedratico, ma attraverso la discussione, il lavoro sui testi, l’analisi.

Diresse e fondò parecchie scuole e soprattutto insegnò a Napoli, Torino, Zurigo, studiò anche il tedesco e tradusse la Logica di Hegel. E poi ricorda il suo intenso impegno civile e politico: partecipò ai moti risorgimentali del 1848, arrestato e rinchiuso in Castel dell’Ovo per due anni, esiliato ma riparato a Torino dove collaborò a varie riviste e insegnò all’università. Nominato governatore di Napoli da Garibaldi, venne eletto deputato nel Parlamento italiano e ricoprì a più riprese il ministero della pubblica istruzione. Ma Lodo non snocciola soltanto date e fatti, racconta una vita, le relazioni famigliari, umane, culturali, ricordando aneddoti (splendido quello della visita di Giacomo Leopardi a Napoli alla scuola dello zio Carlo) e leggendo frammenti di ricordi e citazioni. Per poi immergersi nella Storia della Letteratura Italina nella quale si condensano le concezioni di De Sanctis rispetto alla materia trattata.

Lodo sottolinea che De Sanctis, partendo dalla concezione idealistica dell’arte, arriva al rifiuto di quella impostazione perché schematica, fatta di rigidi canoni e categorie astratte, per invitare invece ad entrare nell’opera, per scoprire le linee di pensiero dell’autore. Nell’opera d’arte ci deve essere lo scrittore, l’uomo, non artificiosamente, ma autenticamente. La Commedia è immensa perché dalla poesia emerge Dante, l’uomo, la “pianta uomo”. De Sanctis vuole unire arte e vita denunciando la “distanza” di certe opere letterarie dalla realtà autentica. La grande letteratura disegna un mondo reale e ciò che è vivo nella letteratura è vivo nella coscienza e si nutre dei valori morali e civili. Per De Sanctis il contenuto dell’opera d’arte è l’ideale calato nella natura e nell’uomo, qualcosa di molto concreto, situato. E’ la situazione come nucleo vitale ad essere fonte di “poesia”, contenuto/materia colta in un dato momento, in quel determinato complesso di circostanze, caratterizzato, concreto. Quindi non una “forma” astratta ma contenuto e forma insieme, non un’idea ma una “cosa”.
La Storia della Letteratura Italiana di Francesco De Sanctis è stata pensata come manuale per i Licei ma si rivela opera di straordinaria novità per i suoi temi e caratteristiche e per lo stile e la scrittura: segue una linea cronologica con una impostazione storicistica utilizzando una sintassi “paratattica” vicina al parlato con un lessico sobrio ma ricco di aforismi e coloriture, mosso da “drammaticità” (antitesi, contrapposizioni, …) e con uno stile “didattico” (domande, …) che gli deriva dalla passione e dalla pratica dell’insegnamento. Il risultato è un’opera densa, avvincente, sempre attuale, un percorso della coscienza nazionale attraverso i suoi mondi poetici che Antonio Lodo ha saputo far apprezzare per la sua attualità e bellezza.